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di Franco Andrini (*)

Sembra esistere una maledizione ricorrente che si abbatte sulla categoria  dei pensionati quando sono vicini alla conquista di qualche meta.
Non è una situazione nuova ma quando capita, come è successo nel mese di maggio di quest’anno, al danno per la mancata conclusione di una trattativa avviata, anche se non in forma ufficiale, che poteva portare qualche soldo in tasca ai pensionati, si è aggiunta la beffa di aver appreso da un giorno all’altro che l’Italia e gli italiani sono in brache di tela ( o forse neanche quelle) e sull’orlo del baratro fallimentare.
Il che significa, in termini brutali ma realistici,  non solo rinunciare alla speranza di avere a breve qualche beneficio, ma anche vedere allontanarsi quella prospettiva, tenacemente perseguita dalla Fnp, di avere una rivalutazione del potere d’acquisto attraverso una ridistribuzione del carico fiscale con un alleggerimento del prelievo.       
Ora siamo alle prese con una manovra che non è una finanziaria, ma che ne ha tutte le caratteristiche, finalizzata a contenere la spesa pubblica; si sono salvati, per ora, due settori: le pensioni correnti e la sanità;  non è poco se guardiamo fuori da casa nostra.
Le reazioni del mondo sindacale sono state le più disparate; da chi ha bollato la manovra come atto estremamente negativo, a chi ha invece colto nella difficoltà del momento segnali importanti di discontinuità nei comportamenti del governo rispetto al passato, specie in un tema di fondo come la lotta all’evasione fiscale e il tentativo di intaccare i costi della poltica.
La Cisl e la Fnp sono su questo secondo versante nel segno della responsabilità e della credibilità sociale, il che non significa dare un giudizio positivo alla manovra del Governo, né disquisire astrattamente sul grado di equità di un provvedimento straordinario, raffazzonato e contestato anche dalla stessa maggioranza che l’ha emesso, ma cogliere e valorizzarne alcuni aspetti, come quelli relativi alla lotta all’evasione fiscale, che nel marasma generale vanno nel senso indicato dal sindacato.
C’è anche un fatto nuovo; per la prima volta nella storia dei governi berlusconiani è stata dimessa la maschera fatua dell’ottimismo di maniera, quello del sorriso a trentasei denti, quello della infallibilità politica.
Mentre purtroppo c’è un altro aspetto, vecchio come la nostra repubblica, quello della incapacità della politica nostrana di affrontare una situazione di emergenza in maniera responsabile nell’interesse di tutti i cittadini e non delle botteghe di partito.
I pensionati  hanno attraversato tante emergenze che non si sorprendono più di niente; molti di noi hanno ancora buona memoria del 1992 e non vogliamo però che si rigeneri un’altra situazione analoga, da cui per uscire non sono bastati neanche tre lustri.
Questa emergenza avrà una fine (almeno speriamo) ed è compito del sindacato tenere accesa la lampada fino a quel momento, stando in campo assieme ai lavoratori e a tutte le forze sociali e produttive disposte a prendersi sulle spalle una parte del fardello, che nessun governo da solo sarà mai in grado di portare oltre il guado.
C’era una responsabilità da assumersi, quella di fare sacrifici.  La Cisl ha dato la sua disponibilità tenendo aperto un confronto con il Governo per sfruttare ogni spiraglio di miglioramento possibile, altri hanno detto invece di non essere disponibili, rispondendo con la protesta di piazza. Sono tutte posizioni legittime e rispettabili e fanno parte del gioco democratico, anche se il fronte sindacale ne esce ulteriormente indebolito.
Per quanto riguarda i pensionati, precisato che non si potrà restare sulla riva del fiume all’infinito per sperare di vedere soddisfatta qualcuna delle annose e inascoltate richieste, c’è nella manovra un aspetto che ci deve preoccupare non poco, nell’immediato e in prospettiva, ed è quello della riduzione dei trasferimenti di fondi a regioni ed enti locali.
Il rischio è che gli amministratori locali anziché ridurre le spese superflue ed impegnarsi nella eliminazione degli sprechi, vogliano intaccare la spesa sociale ridimensionando i servizi alle fasce più bisognose.
La tentazione sarà forte, qualcuno lo sta già predicando, ma altrettanto forte dovrà essere la determinazione del nostro sindacato ad opporsi a simili indirizzi. La spesa sociale non si tocca e non si alzano le tasse locali, questo deve essere chiaro ai sindaci di destra, di sinistra e di centro e non consentiremo che piova sul bagnato.
Nell’emergenza deve pagare di più chi ha mangiato di più nella greppia delle facili spese; questo dovrebbe essere il filo conduttore di qualsiasi tipo di manovra a livello centrale o locale, di oggi e di domani; e soprattutto dai politici di ogni livello ci aspettiamo una assunzione di responsabilità rispetto all’irrisolto problema dei costi della politica stessa, almeno pari a quella che ci siamo assunti noi della Cisl verso lavoratori e pensionati nell’accettare sacrifici.
Dopo che avranno dato una risposta seria a questo problema, siamo disponibili a sederci con loro per discutere anche di scelte difficili, ma non prima.

(*) Segretario generale Fnp Emilia Romagna

 
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